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# Hardware ottimale
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## CPU
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Nella maggior parte degli scenari, per ambienti Proxmox si consiglia l’utilizzo di CPU con un numero inferiore di core, ma con frequenze di clock più elevate. Questo approccio risponde alle esigenze tipiche delle PMI, dove i carichi di lavoro sono spesso non paralleli e le applicazioni gestionali traggono maggior beneficio da una frequenza di clock più alta.
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La metrica determinante per la scelta della CPU è l’`IPC` (*Instructions Per Clock*), ovvero il numero di istruzioni che la CPU può elaborare per ogni ciclo di clock. Una CPU con un IPC elevato è in grado di completare un maggior numero di operazioni in minor tempo, risultando particolarmente efficace per applicazioni single-thread. In un cluster PVE, un IPC elevato contribuisce inoltre a mantenere basse le latenze di scrittura, migliorando le prestazioni complessive del sistema.
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## RAM
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In un singolo nodo che utilizza PVE con ZFS come file system, è consigliabile mantenere libero il 50% della memoria RAM dedicata a ZFS, il quale sfrutta ampiamente la cache in RAM. In un cluster composto da tre nodi con Ceph, il file system distribuito che replica le scritture tra tutti i nodi, si raccomanda la disponibilità di 1 GB di RAM per ogni TB di storage Ceph. È essenziale anche garantire una quantità adeguata di memoria RAM in modo da poter allocare le VM di un nodo guasto, assicurando la continuità operativa del cluster.
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## Storage
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Per ambienti Proxmox VE, in particolare in configurazioni iperconvergenti o con carichi di I/O intensivi, si consiglia l’utilizzo di unità SSD o NVMe. I dischi meccanici possono essere impiegati esclusivamente per operazioni non critiche dal punto di vista delle prestazioni, come i backup.
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La metrica fondamentale per la valutazione della durata e dell’affidabilità delle unità SSD è il `TBW` (*Terabytes Written*), che indica la quantità totale di dati che possono essere scritti su un’unità nel corso della sua vita utile.
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## Networking
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Per un singolo nodo Proxmox VE non sono previsti requisiti di rete particolari. In un cluster, invece, è consigliabile dotare ciascun nodo di almeno due interfacce di rete da 2,5 Gbps, delle quali una dedicata esclusivamente alla comunicazione interna tra i nodi.
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In contesti `enterprise`, si raccomanda l’adozione di schede di rete ridondate, con un minimo di quattro interfacce aggregate a coppie, preferibilmente da 10 Gbps.
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